I fattori di ranking impliciti

    I fattori di ranking impliciti, inespressi, omessi, sottaciuti, taciti o allusivi, sono quei segnali che nella realtà non esistono perché Google non ha mai ufficializzato la loro esistenza nel suo algoritmo di ricerca. Eppure sono molti i SEO che ne parlano, forse perché ancora non si conoscono i criteri riguardo il posizionamento organico sui quali il motore di ricerca decide quale sia la risorsa più rilevante da presentare nelle pagine dei risultati in funzione di un certo argomento ricercato tramite una query.

    Ma i dubbi nascono già sull’influenza dei fattori diretti: non si può infatti affermare per certo che almeno uno degli oltre duecento fattori di ranking diretti abbia sempre lo stesso peso perché gli esperimenti SEO condotti da diversi esperti, possono essere presi in considerazione solo per il contesto dell’esperimento. Se infatti si va a ripetere l’esperimento con una nicchia di mercato diversa o più ampia, più generale, il posizionamento non sarà mai lo stesso ottenuto durante il primo test SEO.

    Il fatto di non avere certezze ha provocato perfino un grosso malcontento in termini lavorativi. Son infatti molti i professionisti e gli imprenditori (potenziali clienti) che credono che la SEO sia uno di quei mestieri inventati da annoiati smanettoni che giocavano a fare gli hacker, o meglio, i lamer. Ecco perché anche per trovare lavoro come SEO Specialist è necessario dimostrare i risultati ottenuti grazie al proprio talento, ma anche grazie agli sbagli gravati sulla propria pellaccia.

    Ma al di là delle credenze popolari, stabilire il ranking senza che si abbia la certezza che Google prenda in considerazione anche solo alcuni fattori, può essere stressante: ad esempio il tempo di caricamento delle pagine web era considerato un fattore indiretto, fino a che nel 2010 Matt Cutts affermò che Google stava inserendo la velocità di caricamento dei siti internet negli oltre 200 fattori di ranking già esistenti. Lo avranno fatto davvero? Lo stesso è stato per il protocollo di sicurezza HTTPS: è stata Google stessa a confermare che il certificato SSL con chiave a 2048-bit era diventato un fattore di ranking. Sarà vero? E i backlink spingono sempre?

    Eppure io vedo la gente morta… ehm… vedo siti che si aprono lentamente, e che ancora usano il vecchio standard HTTP, posizionarsi molto bene. E se invece pensi che la keyword nel tag title sia esente da questo manicomio, sappi che secondo le recenti ricerche di SearchMetrics, solo il 53% delle pagine più posizionate e cercate hanno una keyword nel tag titlemeno del 40% di quelle stesse pagine hanno un tag H1 ottimizzato con keyword.

    Se degli elementi diretti si discute così ampiamente, forse si dovrebbe parlare più spesso anche dei fattori di ranking impliciti perché meritano probabilmente ancora più attenzione. La loro stessa presenza sul web è frutto di lucro ingiustificato: ad esempio, una pagina molto visitata per via di una condivisione su Facebook potrebbe beneficiare di un ranking migliore?

    Parliamone.